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LE ORIGINI DELLA SOCIETÀ “IMBRIANI” PDF Stampa E-mail
Mercoledì 10 Settembre 2008 00:00

A Borgotaro la Società Operaia di Mutuo Soccorso si costituisce il 23 agosto 1874 e viene inaugurata ufficialmente il 3 gennaio 1875, come risulta dall’Invito al Municipio per la seduta d’inaugurazione, trasmesso il giorno di Capodanno:

“Onorevoli Sig.ri     Borgotaro 1 Genajo 1875
Si è costituitta in Borgotaro il 23 Agosto dello scorso anno la Società degli Operaji e che va in vigore col primo Genajo 1875, il giorno 3 dello stesso Messe avra luogo l’innaugurazione, e percio si fa un dovere di invitare questa Giunta Municipale a volerci onorare della sua presenza e spero che vorano acciettare questo debole invito e con distinta stima.”


Alla riunione, nonostante la cortese lettera d’invito, non partecipano né il Sindaco né la Giunta Municipale, come si evince dalla diplomatica ma quasi risentita risposta del primo cittadino, dott. Pietro Merelli:

 

 


“Borgotaro 3 Genajo 1875     Ilustrisimo Sig. Presidente
E ben dispiacente il sottoscritto di non potere oggi alle ore 3 pom. intervenire all’adunanza d’inaugurazione di codesta Società Operaia, come pure è dispiacente partecipare che anche questa Giunta non potrà intervenirvi, e cio perche l’ora e proprio impropizia.
Si augura alla Società ogni floridezza  si esprime desiderio che una santa benefica istituzione duri fra voi perpetuamente.
Accetta onorevole sig.r Presidente gli attestati di stima. 
Merelli Dott. Pietro


La neonata Società - il cui Statuto, approvato in data 13 settembre 1874, verrà modificato a più riprese nei primi anni di vita del sodalizio, ma anche il 18 febbraio 1883 e il 12 novembre 1891, fino alla stesura definitiva pubblicata dalla tipografia Cavanna nel 1909  - è presieduta da Antonio Ferrari  (che rimarrà in carica fino al 1882), ha come vicepresidente Giuseppe Castagnoli  e come segretario Pietro Leonardi e si avvale di un nutrito Consiglio di Amministrazione, composto da:

Pietro Leonardi, Antonio Motta, Domenico Casali, Giovanni Molinari, Giuseppe Castagnoli, Angelo Pinazzi, Giuseppe Bracchi, Giovanni Gasparini, Antonio Oppici, Ottavio Oppici, Mario Sabini, Vincenzo Malaspina, Domenico Oppici, Luigi Mariani, Bartolomeo Battaglione, Antonio Beccarelli, Luigi Timozzi, Michele Castagnoli, Andrea Bosi, Giovanni Gasparini e Lorenzo Gasparini.

 



L’atto istitutivo, “che pone a fondamenta della Società la solidarietà tra gli aderenti e l’elevazione culturale dei lavoratori” ,  è analogo  a  quello di  numerose altre società di mutuo soccorso sorte nel secolo XIX, soprattutto dopo il 1840, per favorire solidarietà ed aiuto reciproco tra i lavoratori.
La Società di Mutuo Soccorso borgotarese “ha per base l’unione e la fratellanza, per iscopo il mutuo soccorso materiale, intellettuale e morale: tende quindi a procurare ai soci che la compongono un soccorso in caso di malattia e,  permettendolo i suoi mezzi, un sussidio in caso di vecchiaia e di venire in aiuto alle famiglie dei soci defunti”.
I soci effettivi, accolti a  domanda su proposta di un socio già iscritto, devono aver compiuto 16 anni e non aver oltrepassato i 55, essere sani di mente e di corpo e non aver subito “condanne infamanti”; pagano una tassa di ammissione (di entità inversamente proporzionale all’età anagrafica) e s’impegnano a versare regolarmente il contributo mensile prestabilito; sono inoltre tenuti a partecipare all’assemblea dei soci senza turbarne l’andamento con comportamenti scorretti ed offensivi, ad accettare le cariche sociali ricevute e a prestare assistenza ai soci infermi, salvo giustificato motivo; in caso di accertata malattia hanno diritto per 120 giorni a un sussidio giornaliero, all’assistenza dei consòci e ai medicinali prescritti dal medico;  in caso di loro morte spetta ai superstiti una sovvenzione una tantum.  

Oltre ai soci effettivi sono ammessi anche soci contribuenti (che con versamenti volontari incrementano le entrate senza fruire di vantaggi pecuniari accordati ai soci effettivi) e soci benemeriti (che “per lunga serie di servigi resi abbiano acquistato titoli non dubbi di riconoscenza”).
Fin dai primi mesi di vita il sodalizio, che dispone di entrate assai modeste se si vede costretto a dare con rammarico risposta negativa ad ogni richiesta di contributo per nobili scopi  pervenuta da società consorelle,  cerca di estendere la cerchia dei propri aderenti designando - non sempre con successo - soci onorari tra i notabili e le persone più istruite e più facoltose.

 E’ necessario tenere presente che, se in tutta Italia - nell’Ottocento - la crescita di un movimento operaio organizzato viene rallentata dal ritardo nello sviluppo industriale e dalla conseguente assenza di un proletariato di fabbrica moderno e numericamente consistente, soprattutto nelle campagne le associazioni operaie (o, più esattamente, artigiane)  hanno, almeno in origine, essenzialmente scopi di solidarietà (servono cioè ai soci per aiutarsi fra loro nei momenti di difficoltà e per organizzare elementari forme di previdenza) e non di rado ricorrono alla sensibilità ed alla munificenza di filantropi e benefattori: in molti di questi organismi è facile “trovare, assieme gli operai più istruiti e intraprendenti, artigiani, esponenti della borghesia illuminata, ricchi filantropi, notabili locali e attivi giovani che hanno partecipato sulle posizioni più avanzate ai movimenti per l’indipendenza nazionale”. 
Non deve dunque sorprendere se vengono invitati a far parte della Società Operaia - come soci onorari – il farmacista Ciro Marchini, l’avvocato Antonio Conti, il notaio Francesco Marchini, il medico Domenico Molinari  ed altri maggiorenti locali, né se si arriva a proporre la carica di Presidente Onorario al principe Amedeo, Duca d’Aosta, o a rendere omaggio per Capodanno e per le altre festività alle più alte cariche pubbliche, come il Procuratore del Re Antonio Ghironi, che puntualmente ricambia con affetto augurando ai Soci “quel lavoro che ritemprando con la serenità dell’animo la vigoria del corpo è fecondo delle più gradite consolazioni, perocché il lavoro è la più santa benedizione della vita, esso solo dà all’uomo il sentimento di quella dignità la quale deriva unicamente dalla coscienza di aver compiuto  - ovunque e con tutti – il proprio dovere”. 
    A Borgotaro il 1875, primo anno di vita della Società, è alquanto tormentato: la stragrande maggioranza delle lettere che pervengono alla presidenza, se si eccettuano alcune sentite espressioni di ringraziamento per accompagnamenti funebri , sono lettere di dimissioni:

“Preg.mo Sig. Presidente
Il dovere d’amor proprio mi impone a prendere tale risoluzione cioe a quella di ritirarmi dalla qui sopra indicata Società perche per mezzo di due Soci fui offeso nel Onore; e quindi invitati dalla S.V. invitati ad intervenire al giorno 4 nella Sala delle Adunanze per darne sudisfazione di quanto disero a mio riguardo, non comparvero. Percio mi credo dopiamente offesso anche a riguardo che non e ben tenuto conto della parola della S.V.  Persuaso che non vora indegnarsi di quanto dico mentre con distinta stima mi dico Vostro Servo ed Amico (…)”  ;

    “Il giorno undici prossimo passato Aprile la Semblea rimeteva al consiglio deritivo il prendere una definitiva delibra riguardo alla dimissione presentata del Socio Leonardi Pietro.
Il Consiglio stesso composto dai Signori
Beccarelli Antonio Presidente
Battaglioni Bartolomeo Segretario
Mariani Antonino
Castagnioli Michele
Gasparini Giovanni assente
Oppici Domenico assente
Gasparini Lorenzo assente
radunatosi il giorno 13 Aprile acceta a pieni voti la suindicata dimissione escludendo così dalla Società stessa Leonardi Pietro.
La presente lettera viene fatta inde notificare allo illustrissimo Signior Presidente della Assemblea col riassunto della suindicata delibera presa dall Consiglio che a sua volta ne dovra il signior Presidente dovra dare lettura alla Asemblea generale.”  


    “Ill. Signior Leonardi
Dispiacentisimo nel notificargli la deliberazione intorno alla vostra dimissione in datta del 5 aprile prossimo pasato presa dalla consiglio deritivo perche atorizato dalla Semblea, in sua Adunanza il Giorno 11° prossimo passato il quale decise quanto segue. Cioe acetatta la vostra dimissione perche riusite inutili tutte le pratiche fatte per una conciliazione cioe rifiutata una ritratazione in iscritto come anche per mal contegnio da lora in poi in punto alla Società. Noti bene non atribuisca questo ritardo ne a mancanza di rispetto, ne a negligenza ma ben si per vedere se si poteva in qualche modo meterci la pace.”

“Ill.mo Sig. Presidente della Societa
La prego volermi [essere] cortese di dare lettura a questa Società Operaia in una prossima adunanza della presente
Dellapina Domenico a datare da questo oggi si ritiene dimissionario tanto della qualità di Socio come relatore delle leggi.
Persuaso che vorra essermi gentile di prendere l’apunto di tale comunicazione si segna
Dellapina Domenico.”


 “Borgotaro i 29 Dicembre 1875
I disordini successi per lo passato, quelli che succedono presentemente mi costringono a ritirarmi dalla Societa; egli e percio che colla presente lo fo consapevole che dal oggi in poi io non appartengo(no) alla Società da Lei presieduta, salvo il ritornarvi quando secondo il mio vedere le cose andranno bene e piu meglio. Con stima
Mariani Antonino.”
   

“Ill.mo Sig. Presidente dell Societa Operaia
Il sottoscritto partecipa alla S. V. Ill.ma che per affari suoi particolari non puo più far parte della Società Operaia e nel tempo istesso prega la S. V. far eliminare dalla (…)  il suo nome.
Borgotaro a 6 Dicembre 1875.
Caselli Omero.”


“Il sottoscrito fa noto alla S.V.I. far consapevole all’intera Società di non appartenere più in questa Società; ne come Socio Operaio ne come Socio filarmonico; esendo impossibile pure il disimpegno della Carica di Segretario che la medessima Società mi affidò credo pure siolto dagli impegni e da qualunque responsabilità derivante da detta Carica.
E per me di sommo rincrescimento il prendere dette risoluzioni, ma la mor proprio me lo impone.
Ringrazio vivamente tutta la Società per la stima che ebbe in me e possa esser di miglior selta la nomina che si dovra fare che con tutto il cuore e per il bene del Società lo desidero ardentemente; Tutti i sentimenti della piu viva stima.
Son Io Servo Mussi Natale
Borgotaro 29 dicembre 1875.”


“Onorevole Sig. Presidente
Per le ingiurie ed offensive parole dette a me ieri sera dal Socio Gasparini Emilio nella sala delle adunanze della Società degli Operai dichiaro assolutamente di non voler piu far parte della predetta Società.
Con stima e rispetto me Le dichiaro
Suo Devotissimo Servo.
Borgotaro 21Dicembre 1875
Ferrari Giovanni Maestro”


“La prego volermi essere cortese di dar lettura a questa Società Operaia in una prossima adunanza della presente: Castagnioli Giuseppe a datar da oggi si ritiene dimissionario tanto dalla qualità di socio come di Vice Presidente della Società stessa.
Persuaso che vorra essermi gentile di prendere la punto di tale comunicazione   si segna.
Con stima dev.mo Servo  Castagnioli Giuseppe.”


“Il sottoscritto veduta l’impossibilità di poter far parte, per motivi troppo giusti,  di detta Società, dall giorno 26 spirante mi credo estraneo della Società predeta.
Prego V. S. voler dar lettura della presente mia dimissione ed accogliere con stima i piu sentiti ringraziamenti
Suo Servo Mussi Giovanni.”


“All’Ill.mo Signor Presidente della Società Operaia
I sottoscriti Soci operai non invitati come tutti gli altri all’assemblea di questa Sera quantunque non intervenghino perche mancanti d’invito che vi avevano diritto, pure credono nel loro interesse di esporre il loro parere interno alla riunione stessa.
Il motivo secondo la lettera e il seguente: e per dare schiarimenti dei disordini avvenuti domenica giorno 29 volgente mese.
Scandollezzati sommamente come il Signor Presidente firmi una lettera d’invito a Soci per intervenire in Assemblea onde dare schiarimenti per un oggetto che meglio d’esso Signor Presidente nessuno potrebbe darlo, in tutto convincimento dicono allo Stesso ed all’Assemblea che un disordine simile non sarebbe avvenuto, o sarebbe subito cessato, quando Essa come ebbe a fare pel principio con individui non di sua partito, avresse invitato anche gli altri di Sua all’ordine e non al difendere come ebbe a fare alzandosi ed associandosi ai tumultuanti per far vedere al Socio Feci Domenico il quadracontinente, l’Elenco dei Soci fondatori ed queritando l’assemblea a dichiarare se accetasse lo statuto nuovo oppure se voleva tuttora in vigore il vecchio.
Di fronte a tutto quanto sopra, e ritenendo assolutamente impossibile un accordo tra individui di tendenza naturalmente diversa per non suscitar discordie, che potrebbero arrivare allo scandalo, gli esponenti credono nel loro interesse di presentare la loro dimissione augurando alla Società stessa e suo Presidente prosperità; buon fine d’anno; buon principio del nuovo 1876.
E qui finiscono per non mettere in comparsa altre cose che farebbero disonore alla Società, ed a chi la presiede.
Con tutta stima si segnano
Pietro Gizani  Gasparini Emilio  Becarelli Antonio.”


    Per comprendere che cosa sia successo di tanto grave proprio nella fase di decollo del sodalizio ci vengono in soccorso alcune lettere davvero illuminanti, che ci portano ad escludere l’ipotesi di contrasti personali avulsi da scelte ideologiche.
    In data 31 marzo 1876 lo stesso dr. Francesco Marchini, che il 2 gennaio precedente aveva declinato l’invito ad accettare la carica di Socio Onorario adducendo a motivazione i gravi motivi di salute che gli avevano imposto di chiedere la dispensa dall’attività professionale di notaio, scrive con insolita franchezza al presidente Antonio Ferrari:

“Onorevole Signor Presidente
Borgotaro era forse l’unica città in Italia, nella quale non esistesse Società Operaia di Mutuo Soccorso. Perciò sentii con gioja istituirsi questa da S.V. presieduta: ma ben per questo fui dispiacente al vederla minacciata di morte al primo suo nascere per dissidii fra soci, che la componevano.
Da questi dissidi sorse altra Società, alla quale fui ripetutamente invitato da associarmi.
Vedendola sorta in opposizione alla prima, le giudicai allora entrambe, e le sospetto tuttora, fonte di nuove discordie tra cittadini (e per verità ne esistono già abbastanza a danno di questo sfortunato paese). Perciò mi trovai in dovere di ricusarmi dal farne parte.
I motivi stessi che mi determinarono allora d’astenermi da quella, m’impediscono ora d’aggregarmi a questa anche come socio onorario.
Prego quindi l’onorevole S.V. di volere far noto alla Società la mia dispiacenza di non poter accettare il voto di fiducia, di cui la stessa mi ha voluto onorare; dichiarandole sicuramente che solo mi troverò fortunato di poter far parte di queste due società, allora che, scomparsa ogni idea d’antagonismo, le medesime saranno rifuse in una sola.
Gradisca ella intanto i sensi di stima coi quali mi dichiaro
Dev.mo Marchini Francesco.”

  
       Il 5 aprile dello stesso anno il Sindaco dottor Pietro Merelli torna sull’argomento stigmatizzando l’avvenuta frattura ed auspicando una pronta ricomposizione:

“Il signor Dott. Corvi Giuseppe di Tarsogno, recentemente nominato commissario del  Vaccino nel Circondario di Borgotaro, con un animo generoso ha disposto che la metà dell’assegnatogli stipendio venga erogata a favore delle due Società di Mutuo Soccorso, e di Operai, e di Artieri, di questa Città, ed a tale scopo mi ha rimesso la somma di lire 229,30 invitandomi a distribuirla fra le dette due società.
Onde tale beneficenza venga equamente ripartita, io ho creduto di dover prendere a base il numero attuale dei soci effettivi di ciascuna Società, e fu a tale scopo che con altra mia in data del 3 corrente mese N° III Gab.o pregai la S. V. Ill.ma a darmi il preciso numero dei Soci.
Ora, eseguitosi il riparto, pregio di rimetterle di lire ottantanove cent. quarantotto, che giusta la mente del Benefattore ed i calcoli istituiti spetta al Sodalizio da Lei degnamente prescieduto, e nel congratularmi con Lei e con i Soci per la prova di benevolenza, che Loro è stata data, e per l’incoraggiamento al nobile scopo col quale la Società fu istituita, mi permetto di etternarle un desiderio che è sentito dalla maggioranza dei cittadini. Esso è, di vedere fondere in una sola le due Società che hanno identico scopo, giacché la vita ne diverrebbe più rigogliosa, e le risorse necessarie ai stabiliti sussidi si porgerebbero certamente più valide e più pronte, e ciò faccio senza dar gran peso a quello screzio che in una località, come questa non ricca d’abitanti, può apportare la separazione delle classi Artigiane e Operaie con due Società, screzio che se fino ad ora, e per buono senso de’ Soci e per la rettitudine dei loro Amministratori, non ha portato alcun inconveniente, pure potrebbe contenere i germi per l’avvenire…”  

 


    Quale sia il sodalizio antagonista, che ha potuto avvalersi dell’emorragia di affiliati alla Società Operaia di Mutuo Soccorso fino al punto da superarla in consistenza numerica, non risulta in nessun passo del registro utilizzato come copialettere, ma sembra lecito ipotizzare che si tratti dell’Opera Pia denominata “Pio Istituto Manara”, il cui Statuto è stato approvato con Regio Decreto 1° aprile 1875,  anche se la natura e gli scopi dell’ente morale (eretto nel lontano 1821 in quanto risalente a due testamenti olografi dell’abate borgotarese Domenico Manara) non sembrano porsi in diretta ed immediata concorrenza con la S.O.M.S.: distribuzione di doti a tre zitelle della città (artt. 8-10) e di sussidi a giovani studenti borgotaresi che “percorrono la via delle Scienze, delle Belle Arti e delle arti meccaniche”, con preferenza per la carriera ecclesiastica (artt. 11 sgg.).

La questione, che merita ulteriori approfondimenti, appare di sicuro interesse; ancora più interessante può essere, ai fini della ricerca, individuare le cause dei contrasti che hanno dilaniato sul nascere la Società oggetto della nostra indagine e che hanno visto immediatamente sorgere e svilupparsi un’organizzazione alternativa.
    Nel periodo storico preso in esame il caso di “città con due società contrapposte” è “assai frequente”: anche a Parma, come altrove, “l’intero dibattito fra le società operaie, provocando continue lacerazioni, ruotava proprio intorno alla questione se la politica potesse essere elemento della loro iniziativa”.
    A Parma si assisteva da tempo al dualismo tra la Società Centrale degli Operai, che aveva come presidente onorario Giuseppe Garibaldi e come socio onorario Giuseppe Mazzini ed era un “centro di politica agitazione”,  e la Società di mutuo soccorso fra gli operai e commessi del Comune di Parma, che - costituita nel 1862 dai moderati fuorusciti dal preesistente sodalizio e subito ribattezzata Società delle “covazze” – prevedeva l’obbligo statutario di “astenersi assolutamente da qualsiasi ingerenza politica”.
    Situazioni analoghe si erano verificate anche nella vicina Lunigiana: nel 1862 a Carrara era nata una Società di Mutuo Soccorso per iniziativa di un gruppo di democratici, ma i dirigenti (il presidente conte Carlo Lazzoni ed il tesoriere conte Alessandro Del Medico) erano riusciti a guadagnare l’adesione di molti moderati e a sopraffare coloro che avevano dato impulso alla società per farne un centro di diffusione delle idee repubblicane.

Sicuramente l’organizzazione mutualistica, fin dalle origini, è stata soggetta  all’influenza politica; altrettanto sicuramente le diverse idealità che animavano i gruppi dirigenti delle Società Operaie (mazzinianesimo, internazionalismo, cattolicesimo, conservatorismo) non potevano non sfociare in momenti di tensione e di aperta conflittualità.

A Borgotaro le dimissioni in massa sono sorprendentemente precedute da una missiva apparentemente innocua del 25 ottobre 1875 destinata al Presidente della Società e trascritta per ben due volte nel registro copialettere:

“Ho l’onore di accusare ricevuta della lettera che la S.V. si compiacque rivolgere il 18 corrente a me e agli Impiegati Superiori di questa Direzione.
Adempio ad un grato dovere esprimendo alla S. V. ed a tutti i componenti codest’Associazione i sensi di sincera riconoscenza [che proviamo per le cortesi espressioni usate a nostro riguardo, e nutriamo la speranza che lo sviluppo] che gradatamente vanno prendendo i nostri lavori verra a rendere più saldi i legami di stima e di affetto che ci uniscono agli Operai di questa Provincia.
Personalmente poi mi sia lecito esprimere i voti sinceri che formo per la prosperità di codesta Società e per il ben essere dei membri della stessa.
Nemico di qualsiasi associazione politica, riconosco come uno dei più preziosi privilegi degli Operai – a qualsiasi classe appartengano – quello di potersi unire per soccorrersi vicendevolmente e sviluppare la loro mente mediante una sana istruzione.
Queste sono a mio giudizio le sole Associazioni veramente utili all’Operaio – e per l’incremento di queste formo voti sinceri.
Voglia la S.V. gradire i sensi della mia particolare stima e considerazione.
Henry de Thierry”


Se c’è chi fa pressioni per una gestione apolitica della Società, c’è anche chi – come Demetrio Prada, presidente della Società operaia milanese intitolata ad Abramo Lincoln (Linclon, secondo l’ingenua ricorrente metàtesi dell’ignaro copista) – contemporaneamente fornisce al Presidente in carica Statuti di ben altro tenore.
E’ probabile che il responsabile della Società di Mutuo Soccorso borgotarese abbia fatto quest’ultima scelta di campo, se è vero che in data 6 dicembre 1875 cerca di nuovo il contatto con il presidente della “Lincoln” per chiedergli - con una certa apprensione - se non abbia ancora ricevuto la nuova proposta di Statuto. 

Poche settimane dopo i tumulti assembleari del 29 dicembre 1975 - che comportano la fuoruscita di buona parte degli aderenti, “scandalizzati” per l’atteggiamento fazioso del Presidente - il socio Lorenzo Gasparini si reca in visita ufficiale presso la Società milanese e consegna personalmente le bozze del nuovo Statuto (che ha costituito oggetto di tante polemiche) al fine di ottenere suggerimenti in merito agli emendamenti più opportuni.

Dal 1876 in poi cessa lo stillicidio delle dimissioni  e la Società Operaia riprende la sua attività istituzionale, iscrivendo nuovi Soci, tra cui il libraio Andrea Marchini  e lo stesso sindaco Pietro Merelli, che il 16 novembre 1876 chiede espressamente di poter “assistere alla […] adunanza al fine di comunicare alcune sue idee nell’interesse e decoro della stessa Società”  e il 30 gennaio 1877 accetta di buon grado il diploma di socio onorario dicendosi “vivamente comosso per tanta diferenza e tanta stima” ed aggiungendo:

“… Ben poco io ho fatto, ed ha ben poco io valgo, pur tuttavia dal canto mio nulla lascierò intentato per cooperare al bene e al lustro della Società stessa e […] a quello di questa nostra città natale, procurando d’istruire e, molto più, di educare gli animi e i cuori ad una vera e soda moralità; cosa questa necessarissima e senza della quale a nulla vale l’istruzione letteraria e perche non si potrà mai dall’umano consorzio giungere alla vera civiltà, al vero progresso se ne’ popoli manca l’educazione morale.
Nella fiducia di rispondere, per quanto mi danno le mie forze, alla spettativa che di me si è formato questo benemerito soddalizio, pregoLa, Ill.mo S. presidente  d’accettare le proteste di mia stima e di rendersi interprete dei miei sentimenti con codesta Società degnamente da Lei prescieduta, e mi ritengo sempre Dev.mo
P. Merelli”. 

Le norme dello Statuto vengono applicate sempre più rigorosamente,  al punto da determinare la revoca del sussidio giornaliero nei confronti dei Soci inadempienti  anche in situazioni di gravissima difficoltà, per le quali c’è chi si vede costretto ad implorare “a mani giunte” una provvidenziale deroga (in qualche caso eccezionalmente concessa da parte del Consiglio di Amministrazione):

 “Ill.mo Sig.re Presidente della Società Operaia di Borgotaro
Gasparini Luigi, fu Giuseppe, scarpelino residente in Borgotaro, padre di due figli di tenera età, trovandosi nella più squallida miseria in conseguenza di malattia soferta, come appare al qui unito certificato medico, osa inoltrare la presente a cotesta Società alla quale esso fa parte qual socio, chiedendo a mani giunte un socorso onde con questo far fronte alle pasività incontrate durrante i giorni di malatia ed ai più necessari bisogni quotidiani.
L’esponente sa pure che il regolamento sociale si oppone a che vengano sussidiati in caso di malattia quei soci che non sono in corente nel pagamento delle tasse mensili, nel qual caso il sottoscritto si trova; ma sicome è pure a sua conoscenza che altri soci ammalati che si trovarono nelle condizioni del presente, gli è stato, in via eccezionale, accordato il susidio, innoltra la presente istanza a cotesto onorevole Sodalizio affinché voglia usare pari tratamento verso l’esponente, assicurandolo che d’ora in avanti farà ogni sforzo per poter pagare gli arretrati e metersi cosi al corente.
Persuaso chi scrive che cotesta onorevole società vorrà prendere in considerazione la presente ne anticipa infinite azioni di grazie.
Onorandosi di sottoscriversi.
Della S. V. Ill.ma
Gasparini Luigi
Borgotaro 21 Luglio 1882.”


A partire dal 1880 il sodalizio borgotarese - oltre ad esercitare i consueti compiti statutari - organizza “conferenze istruttive” per la popolazione e sembra prestare una sempre maggior attenzione all’acceso dibattito politico-sociale che si sviluppa nei Comitati elettorali democratici e nei Congressi Nazionali delle Società di Mutuo Soccorso, in particolare ai progetti sul riconoscimento giuridico delle S.O.M.S., al disegno di legge sulla Cassa Nazionale di Pensione per gli Operai ed alla riforma elettorale  (“Le società operaie, che sono costituite dalla parte più intelligente ed operosa delle classi lavoratrici, debbono affermare solennemente il principio della universalità del voto”) e delibera l’invio di rappresentanti alle adunanze provinciali e regionali,  nonché alle feste delle altre Società di “fratellanza operaia” : anche a Borgotaro, dove, “atteso il nessun lavoro esistente, gli Operai sono costretti quasi tutti ad emigrare lasciando in una desolazione le proprie famiglie”  si avverte la necessità di un passaggio deciso dalla beneficenza alla previdenza, dal paternalismo al mutualismo, dall’atteggiamento prevalentemente passivo dei lavoratori a un loro ruolo più organizzato e consapevole.
   
Se nel 1884, per festeggiare i 10 anni di vita della Società Operaia borgotarese, viene organizzato un banchetto sociale al quale gli aderenti sono ammessi “previo pagamento in Lire 3”,
nel 1894 la ricorrenza viene celebrata in modo speciale:

“Società di M.o S. o fra gli operai del Circondario di Borgotaro
Questa associazione operaia festeggerà domenica prossima 19 agosto 1894, il XX anniversario della sua fondazione, inaugurando la nuova bandiera sociale, auspice e padrino l’On. M. R. Imbriani.

Operai,

    Quanto maggiore sarà il vostro concorso, tanto più gradita e solenne riuscirà la festa che, rafforzando i vincoli della solidarietà e dell’amore, ci unirà in falange compatta attorno al sacro emblema del lavoro, nostra forza e nostro orgoglio.
    Concorrete adunque numerosi sulle rive del Taro a stringere la mano che questi forti lavoratori vi tendono con entusiasmo e con affetto di fratelli.

Programma:
Ore 12.30 - Arrivo e ricevimento dell’On. Imbriani alla Stazione
 “    15      - Inaugurazione della Bandiera al Teatro Comunale
 “    17      - Banchetto sociale
 “   20       - Concerto vocale e strumentale al Teatro Comunale a benefizio dell’Asilo Infantile.
Borgotaro, 15 agosto 94

Il Segretario                                    Il Presidente
G. Bonfiglio                                     G. Bracchi”


“Auspice e padrino” dell’imponente manifestazione è dunque l’onorevole repubblicano Matteo Renato Imbriani Poerio (1843-1901) - ex garibaldino noto per le vivaci battaglie parlamentari condotte insieme ad Agostino Bertani e a Felice Cavallotti  e per aver coniato il termine “irredentismo”  - che anche in questa occasione dà prova di straordinaria eloquenza e di grande passione etica e politica pronunciando un memorabile discorso di fronte al folto pubblico convenuto per applaudirlo e per trarre nuovo vigore dalle  sue parole di fuoco.

 


Il 26 aprile 1909 la nomina a voti unanimi di Oscar Vietti quale Presidente del sodalizio sarà accompagnata dalla deliberazione assembleare di intitolare la Società al nome di Matteo Renato Imbriani .

    Le vicende successive - dall’acquisto dell’area per la “Casa del Popolo” (1911) all’inaugurazione della nuova sede di via Corridoni (1912) alla fusione della “Imbriani” e della “Manara” nella Società “Filippo Corridoni”  (1929) all’attività svolta durante il ventennio fascista al ripristino dell’intitolazione a Matteo Renato Imbriani subito dopo la Liberazione (maggio 1945) alle iniziative di promozione della solidarietà e della cultura attuate nell’ultimo mezzo secolo.

 

 TESTO COMPLETO  (156 kb) 

Gli studenti del “laboratorio della memoria”
Istituto Superiore “Zappa-Fermi” di Borgo Val di Taro
Borgo Val di Taro, 28 novembre 2002

Ultimo aggiornamento ( Domenica 21 Settembre 2008 01:45 )